ARTE/OSTERIA – ARIA


Espone per noi Arianna Pascoli di ARIA YOGA ACADEMY

 

               

                                                   Aria d’Arte scultrice

               Cosa significa per me la scultura? 

      È il modo per poter rendere visibile quello che provo, perché con il disegno non riuscivo a trasmettere la tridimensionalità. 

Ho disegnato da quando al mio 4 compleanno mi vennero regalati un album da disegno e una tavolozza con i colori ad acqua. 

Appena finiti i fogli dipingevo ovunque su assi di legno sui sassi, poi arrivava un altro album …

In età scolastica ho frequentato la Scuola serale di disegno Tommaso Minardi, ho fatto tutti i 5 anni, seguita in due spezzoni, nei quali ho appreso sia disegno ornato (bianco e nero), che geometrico, storia dell’arte, plastica con Matteucci, batik con Gaeta.

Molte esperienze che da bimba ti divertono ma non sei cosciente di aver appreso chissà quale arte, poi ti accorgi nel tempo che ti è rimasto dentro. 

Per esempio con la creta ricordo il movimento dell’unghia lunga del dito mignolo di Matteucci che, ti toglieva quel pelo esatto che impediva all’espressione di esprimere il sentimento che volevo comunicare. 

Per molti anni con i miei insegnati sono andata a vedere le mostre, perché a quei tempi a Faenza c’erano tre sale mostra e, alla domenica facevamo il giro per vedere gli artisti che esponevano le loro opere. 

Ascoltavo le critiche e i complimenti.

Nel 1974 ho preso parte a un estemporanea di pittura a olio in cui ebbi il primo premio, ma l’emozione fu cosi grande che mi rifiutai di farne altre. 

Faenza è la città della ceramica per cui una ragazzina che aveva una buona mano trovava facilmente occupazione, per i primi 4 anni lavorativi ho fatto la decoratrice di ceramica tradizionale faentina. 

Fino al 2000 ho dipinto, prevalentemente per me e qualche opera commissionata da amici.  

Il disegno si gode con gli occhi, e magari con il naso; la scultura con occhi, naso, le orecchie, le mani, toccare e seguire la forma da un emozione unica.

Scolpire le pietre oltre ad esser stata per me una sfida, mi ha insegnato la pazienza. Sfida perché usando la creta c’è sempre la possibilità di modificare aggiungere o togliere a piacere mentre, in scultura quando togli non puoi più aggiungere, in oltre ci sono materiali con venature che se non intuite, agendo un colpo non opportuno, si potrebbe rompere l’opera. 

Ho scolpito molti materiali diversi dalla Selenite all’Alabastro, dallo Spungone alla Pietra Leccese,  la pietra di cui sono innamorata è la pietra leccese perché quando è ben rifinita e la tocchi è come accarezzare la pelle umana liscia e calda, diversamente dal marmo che è freddo. 

Quando mi metto davanti a un pezzo, come se entrassi in meditazione, le mani vanno per conto loro, è un mondo a sé, per me è il passaggio per affidarmi alla vita.

Come è avvenuto il mio incontro con la scultura della pietra? 

Ho incominciato a scolpire quasi per caso, nel 2000 andai come osservatore al Simpodio di scultura del gesso che si svolgeva nei week-end di giugno al Parco del Carnè. 

Fui invitata a provare ma non avevo il coraggio di farlo perché pensavo che avrei sciupato del materiale non avendo mai scolpito la selenite (gesso).

Mauro Mamini Ferrucci ideatore e curatore dell’evento mi disse:“dai dai burdela prova vai vai vai”… e mi diede un blocco. 

Quando ho incominciato a scolpire ho sentito che succedeva qualcosa di magico dentro, ne sono stata rapita, tutt’ora provo una sensazione di non tempo, non spazio, non sento bisogni fisiologici, è il silenzioso dialogo con l’esistenza.

Nella vita negli ultimi quarant’anni, mi sono occupata dell’apprendere e insegnare yoga. 

Questa ricerca di benessere ha motivato la mia scelta di lasciare la città di Faenza e, ritirarmi a vivere in periferia di Fognano, per avere un contatto diretto con la natura, vivere ritmi in sintonia con le stagioni, produrmi il mio cibo senza uso di sostanze chimiche, imparare a non correre.

Il meraviglioso anfiteatro di roccia difronte alla casa ove abito mi ha sempre trasmesso un gran fascino, ho avuto la possibilità di contattare il sasso; dal fare muretti a secco per l’orto a costruire case, ma in ultimo e molto gratificante scolpirlo.

Queste mie opere sono ispirate al viaggio che l’anima compie per raggiungere la nostra meta come umanità“ manifesto i passaggi dell’anima che si incarna per un processo evolutivo fino a lasciare la forma materiale”. 

Da tempo mi frulla in testa l’idea di trovare uno spazio mostra molto lungo, costruirci in mezzo un muro con tante finestre, nelle quali porre i vari passaggi che l’essere umano fa nella sua esperienza.

Per questo motivo nella ricerca dei materiali sono approdata all’Hittong (per la duttilità e il peso). 

Questo composto cementizio impastato con aria ha leggerezza ma una gran porosità che devo stuccare parecchie volte per rifinire. 

Anni fa diedi vita a un progetto nel comune di Brisighella “Esperienze d’arte in piazza” che ebbe 2 edizioni, per valorizzare il territorio, dando visibilità agli artisti coinvolti a esprimere la loro arte, e dare la possibilità  di provare ai passanti per risvegliarne in loro la creatività. 

In seguito per alcuni anni l’ esperienza l’ho fatta con i bimbi invece che gli adulti, prima al parco della palla di Brisighella, poi al parco della stazione di Fognano. 

In questo caso il fine era dare ai bimbi la possibilità di agire i loro pensieri nella materia,  lavorare il sasso e da un cubo far venir fuori la cosa che loro volevano, è come costruirsi un giocattolo ciò scatena la gioia.

Ultimamente lo faccio con le mie nipotine quando vengono qua da me, ultimamente hanno fatto un faccione da un masso caduto dalla montagna “il genio del bosco”.